Modelli e esempi di nuove espansioni residenziali

When you get there, there is no there, there (1)

Definizioni

Avendo le periferie acquisito il carattere di nuove centralità all’interno della ‘città diffusa’, ed essendosi pertanto diversificate, dando origine a strutture urbane generate dalle particolarità di ogni singolo caso, il termine stesso ‘perifera’ e quindi il terminesuburb, ebanlieue non sono più sufficienti per definire fenomeni di nuova espansione. Alla parolasuburb il mondo anglossassone affianca “termini comesprawl, no town ,slurb, riferendosi alla diffusione fisica;outer cities oEdge City, definizione proposta da Joel Garreau (2) per indicare gli insediamenti di abitazioni e uffici che negli ultimi trentanni si sono sviluppati in alcune regioni metropolitane americane; technourb, technopolis; transit city, i nuovi complessi che sorgono attorno agli aeroporti; Middle Landscape , con cui Peter Rowe si riferisce alle nuove forme di sviluppo suburbano metropolitano.Traditional Neighbourhood Unit (TND), Pedestrian Pocket,Urban Village sono invece i termini utilizzati da Andres Duany, ElizabethPlayer-Zyberk, Peter Calthorpe per indicare frammenti urbani sparsi nel territorio.

Anche in Europa i termini usati finora ci offrono concetti e strumenti di comprensione inadeguati. Essi vengono ora sostituiti dacittà diffusa (Bernardo Secchi), StatdLand Christoph Luchsinger), hyperville (André Corboz). Oppure a indicare nuovi modi di organizzazione del territorio, daUrban Islands (O.M. Ungers), arcipelago (Bruno Fortier), Patchwork (Wilhelm Jan Neutelings), termini che trovano un equivalente sociologico di mosaico urbano (3).

Alla base di queste nuove definizioni si possono estrapolare due visioni opposte, ma complementari. Da una parte la città è vista come un territorio sempre più esteso, quasi senza confini; dall’altra invece si compie uno sforzo per individuare, e per creare, all’interno del territorio urbanizzato, degli elementi urbani definiti e controllabili.

 

Demografia

La situazione demografica dei nuclei periferici di media e piccola dimensione é di relativa stasi, dopo la forte crescita degli anni ’60/’70, negli anni ’90 si segnalano, anche qui, fenomeni quali la diminuzione del tasso di natalità, l’aumento della popolazione anziana e della popolazione femminile, la diminuzione delle immigrazioni e la segmentazione del nucleo familiare.

Dagli anni ’70 si attenuano i movimenti migratori, crescono le emigrazioni e diminuiscono l’ immigrazione e la natalità. A fronte della stasi demografica, a far da contrappeso sulla domanda di nuove abitazioni vi é il processo di segmentazione dei nuclei familiari. Nell’ultimo decennio si verifica una notevole diminuzione del numero di persone per famiglia. Il processo di segmentazione dei nuclei familiari ha raggiunto punte alte nelle città metropolitane, ma si sta manifestando anche nei centri minori e determina un fabbisogno aggiuntivo di alloggi. Questi fattori, uniti al decentramento delle aziende e al fenomeno del telelavoro determinano losviluppo di nuove urbanizzazioni.

 

Panorama

Il panorama in cui si inseriscono le nuove espansioni in aree periferiche è un panorama desolante. Si tratta di di spazi incerti, senza una identità condivisa; si sviluppano attorno ad uno svincolo, ai lati di un centro commerciale; è una città di salti, senza gerarchie; gruppi di individui che ritrovano calore solo nell’isolamento, dentro le abitazioni; spesso intensi flussi automobilistici percorrono strade deserte; manca un nome per dire cosa sia uno spazio che non è diventato luogo. In queste dimensioni si verifica l’assenza di sfumature tra spazi collettivi, spazi pubblici, semi-pubblici o semi-privati e totalmente privati, e invece si manifesta un totale predominio della sfera privata. Si vede il susseguirsi di “villette” private mono o bi-familiari e case a schiera.

Ognuno sogna la sua piccola porzione di universo, la sua sfera privata con il suo pezzettino di verde. Le imprese costruiscono i muri, i pieni e i vuoti delle nuove case in ritagli di campagna, in posizioni strategiche, vicino all’autostrada, vicino al centro commerciale, vicino allo stabilimento…

La pseudo-casa di campagna si trova scomodamente in un territorio di campagna precompressa, non è né spalla a spalla con il vicino né sufficientemente rimossa, i suoi fianchi non sono protetti da occhi curiosi e suoni penetranti…. Questo spazio senz’ordine non è né città né campagna; dietro alla sua facciata romantica Suburbia non contiene né l’ordine naturale della grande proprietà, né l’ordine artificiale della città storica. Ilsuburb fallisce come campagna perchè è troppo denso. fallisce come città perché non denso abbastanza, o sufficientemente organizzato. Innumerevoli casette sparse, posizionate come sassi su ordinate file di nuove aree di lottizzazione non creano un ordine e nemmeno generano il senso di comunità. (4)

 

MODELLI TEORICI E SOLUZIONI PROGETTUALI PROPOSTE

Attualmente le teorie urbanistiche e architettoniche che ci interessano in quanto affrontano il problema di come porsi, di quale strada imbroccare ogniqualvolta si deve progettare un intervento di nuova urbanizzazione, sono:

  1. il New Urbanism americano e il suo corrispondente europeo
  2. gli studi di Serge Chermayeff e Christopher Alexander degli anni ’60
  3. ‘Agronica’ un progetto di nuova urbanizzazione di Andrea Branzi
  4. Gabetti & Isola, il progetto del Complesso residenziale S. Anna all’isola d’Elba
  5. Gli interventi nei ‘suburbs’ americani dei Site
  6. le teorie sulla’generic city’ e i progetti di Rem Koolhaas

a) Il New Urbanism americano si muove contro la ‘geography of nowhere’, i suburbs americani formatisi da quarant’anni a questa parte: sobborghi dormitorio a bassa densità, localizzati in aree sempre più esterne, raggiungibili solo in auto. Quando si parla di New Urbanism i riferimenti fondamentali sono ‘Seaside’, un intervento del 1981 di Andre Duany e Elizabeth Plater-Ziberk, oppure i nuovi patterns regionali (TOD) di Peter Calthorpe. I primi sottolineano la capacità degli edifici, attraverso i modi del loro accostamento, la forma, alcuni elementi che li costituiscono (portici, verande, recinzioni,ecc.), di definire uno spazio pubblico significativo, intensamente fruito da parte dei cittadini. (5)Mentre, il secondo cerca di definire un modello complesso all’interno del quale… cerca di rendere conto dell’insieme dei fattori economici, sociali, culturali che condizionano l’assetto del territorio. (6) Il programma di Seaside è: lo studio attento dello spazio pubblico (attraverso boulevards, e piazze ottagonali che si aprono sul mare), l’integrazione tra residenza, funzioni amministrative e commerciali, i percorsi pedonali con alberature, da cui è possibile raggiungere a piedi in cinque minuti i principali edifici pubblici. Nell’insieme il progetto prevedeva la creazione di un ambiente che non fosse la somma di una serie di edifici privati, come di natura avveniva nei suburbs: il pubblico avrebbe dovuto, a livello di immagine e di uso, venire prima del privato.(7) Invece Calthorpe tiene conto di un’urbanistica di grandi nodi (costituiti da centri commerciali, office parks, insediamenti residenziali) collegati da una rete di highways dove però egli sostituisce a entità monofunzionali centrimixed-use , collegati fra di loro, anzichè da autostrade, da un efficiente trasporto pubblico. (8) Le TOD (Transit Oriented Developments) si sviluppano lungo stazioni di trasporto, e sono previsti per gruppi sociali a reddito diverso, sono inoltre organizzati all’interno di un ambiente a misura di pedone.

Se le affermazioni teoriche di questi studi sembrano valide e sembrano centrare il problema dei sobborghi, tuttavia successivamente le proposte progettuali appaiono poco architettoniche in quanto nei progetti non vi è la presenza di studi tipologici, né la proposta di utilizzo di una particolare tipologia come risolutiva. I vari progetti, se da un punto di vista urbanistico e territoriale sono molto interessanti, perchè affrontano il problema di un mondo fatto su misura dell’automobile e propongono quindi dei sistemi di trasporto pubblici efficienti, oltre all’importanza e al ruolo affidato agli spazi pubblici nell’integrazione di varie funzioni, tuttavia dal punto di vista architettonico, e nella scelta formale appaiono anacronistici e anti-temporali, in quanto sembrano voler riproporre delle forme legate alla città storica ormai obsoleta.

Il versante europeo del New Urbanism vede la strada come elemento fondamentale della urbanità e quindi tenta, dove possibile, di ricostruire il modello dell’isolato urbano a fronte continuo. In riferimento a ciò, sono indicative le esperienze dell’IBA a Berlino e in particolare quelle di Leon Krier e di O. M. Ungers. Anche queste ultime esperienze ci paiono interessanti, per l’importanza data alla strada, tuttavia come fa notare Koolhaas esse sono ‘antistoriche’ in quanto propongono dei modelli obsoleti, senza permettere la crescita e la formazione di un discorso architettonico continuo, che non sia la reazione generazionale ad un problema precedente.

b) Un modello teorico di notevole interesse è lo studio di Serge Chermayeff e Christopher Alexander condotto tra gli anni ’50 e ’60. I due autori nel loro libro intitolato “Community & Privacy” analizzano il profondo cambiamento della società contemporanea e la natura di quello che chiamano il ‘suburban flop’ (o fallimento del suburbio). Essi affermano che queste aree periferiche falliscono sia come campagna, in quanto il loro connubio con la natura non è che un’illusione, e falliscono anche come città, perchè in esse il carattere urbano viene totalmente annullato. Sono dunque solo delle ‘urban no man’s land’ (terre di nessuno urbanizzate). Inoltre, i due autori ritengono che il solo fatto di definire la città, e le periferie che la attorniano come una regione metropolitana non è sufficiente per attribuire loro un ordine visibile soddisfacente. (9) Si prefiggono un attenta analisi dei bisogni della società spaziando dal pubblico al privato. Essi riferisono molta importanza ad una gerarchia degli spazi e arrivano, poi, a formulare l’esistenza di sei ambiti (domains) che vanno dal massimo del collettivo al super-privato. Essi sono:

  • Urban -Public: autostrade, strade, percorsi, parchi civici
  • Urban- Semii Public: sedi comunali, palazzi di giustizia, scuole pubbliche, poste, ospedali, trasporti, parcheggi, stadi, teatri …
  • Group- Public: spazi di incontro tra servizi pubblici, servizi e proprietà private.
  • Group-Private: aree di controllo privato ma di interesse pubblico (lavanderie…)
  • Family-Private: spazi riservati ad un’intera famiglia
  • Individual private: lo spazio di competenza di un solo individuo

Attraverso l’integrazione di quest ambiti pubblici e privati si delineano 33 requisiti base per il nuovo progetto di urbanizzazione. Tuttavia, essi sottolineano come il loro compito voglia essere quello di trovare una forma, una tipologia che sia in grado di riflettere ciascuno di questi requisiti. Con l’aiuto del computer creano dei diagrammi incrociati e poi compongono traducendoli in un possibile piano di attuazione: si tratta delcluster di circa una ventina di abitazioni. La natura di questocluster è un pattern altamente frammentato in cui gli spazi chiusi si alternano a quelli aperti. Si raggiunge questo risultato attraverso una serie di ‘case a patio’, posizionate in modo che le corti non guardano mai l’una sull’altra. Questo pattern è in grado di offrire il massimo della privacy e della protezione acustica pur permettendo un’alta densità insediativa. Iclusters sono circondati da percorsi a circolazione pedonale, protetti dal traffico da muri di barriera, inoltre le entrate alle case sono posizionate in modo da non aprirsi l’una in faccia all’altra.

c) Andrea Branzi, con ‘Agronica’ propone un modello utopico di espansione situata tra metropoli e campagna. Egli immagina una maglia ortogonale nel territorio, su cui si sovrappone l’assetto viario, e si innestano dei binari su cui scorrono delle unità che contengono una sola delle funzioni abitative base richieste: ad esempio un container di sole cucine, uno di soli letti, uno di bagni, uno di magazzini….. si tratta di uno smembramento funzionale, attraverso cui l’urbanistica diventa contemporaneamente architettura e arredo. Questo modello, attraverso la mobilità dei binari sulla maglia, permette una flessibilità notevole a livello funzionale e formale. Le unità possono essere poste a piacimento nel territorio. Propone anche un nuovo modo di abitare ‘collettivo’, dove non esistono più lo spazio pubblico e privato ma uno è l’uso privato di uno spazio pubblico.

d) Il progetto di Gabetti & Isola è un insediamento turistico-residenziale sull’isola d’Elba, costruito in una tenuta nella piana alle spalle delle pendici del monte Volterraio, che chiude ad oriente il Golfo di Portoferraio. Questo villaggio di vacanza contiene al suo interno moduli residenza di vario taglio, una fascia di parcheggi, un centro commerciale, un albergo, edifici preesistenti recuperati nel progetto, un centro sportivo, una piscina, e un ingresso principale. Proprio nella capacità di congegnare sequenze di luoghi lungo cui spostare l’accento dal pubblico al privato – in questo caso dal parco pubblico organizzato intorno al centro sportivo, al grande giardino collettivo, attraverso percorsi e passaggi via via più privati fino all’intimità delle terrazze aperte solo sul cielo di orizzonti lontani – sta forse la qualità umltima dei progetti di Gabetti & Isola. (10) Si tratta di un mix di funzioni ad alto livello di integrazione tra pubblico e privato. Ciò che sembra veramente notevole in riferimento a quanto si diceva prima sulla fluidificazione funzionale è la natura dell ‘impianto, composto da una maglia rigorosa di 4x4m in cemento armato che rimanda alla ripetitività della produzione in serie. L’implacabile forza del modulo costruttivo si ripete in tutto l’intervento. A colpo d’occhio, in pianta, le funzioni sono infatti indistinguibili le une dalle altre, il tessuto si presenta come un susseguirsi di pieni e di vuoti in cui potenzialmente si potrebbe svolgere qualsiasi attività o tutte quelle richieste. La ripetizione e l’uniformità delle parti trovano qui un contradditorio compimento nella articolazione libera dei volumi e degli spazi aperti, meno forse nel taglio degli alloggi. Ma i pati, le terrazze e i giardini riscattano la semplicità degli interni, mentre scale, slarghi e percorsi invasi dal verde introducono nella struttura lineare della schiera una più complessa spazialità urbana. (11)

e) Il gruppo SITE fonda i suoi studi sul rapporto tra architettura e natura. Nell’era della coscienza ecologica l’architettura si deve urgentemente unire in modo concettuale, filosofico ed artistico con la natura. Ci deveessere una fusione tra architettura e paesaggio naturale. La nuova consapevolezza ecologica deve fare dell’architettura un’opera non più fisica ma mentale, essa deve diventare contenitrice di messaggi e informazioni. La nuova teoria importante, per i SITE, non sarà più quella del caos ma la flessibilità. Esaa è in grado di creare sistemi adattabili, continui ed eterogenei, trasformazioni fluide e miscele di elementi diversi. (12) Interessante è come la teoria della flessibilità arrivi ad amplificare il concetto di in-formazione , implicando la trasmissione di dati e il processo di sviluppo delle idee di forma. Il principale punto focale è: l’interpretazione dell’architettura come un sistema di ‘passaggi’, un concetto che collega palazzi, paesaggio e comunicazione sociale/contestuale/ambientale…. I palazzi concepiti come integrazione di struttura e paesaggio sono mutevoli ed evolutivi, con un apporto costante di nuovi livelli di informazione metamorfica. (13) Le nuove teorie dei SITE di architettura come paesaggio, si basano per analogia sul concetto di onnipresenza della televisione. Questo oggetto, presente in ogni casa non viene di solito valutato per il suo design, né lo si giudica come oggetto di arredo (anche se può essere entrambe le cose): l’importanza di questa scatola onnipresente è invece la sua capacità di filtrare le informazioni. Analogamente, anche un palazzo e il suo contorno possono essere valutati non tanto per il merito stilistico o formale ma per la capacità di trasmettere messaggi. Sostanzialmente, il concetto propone che le pareti e le planimetrie di una costruzione architettonica vengano viste come fluidi, membrane contestualmente di risposta, convertendo la qualità estetica dell’architettura dal progetto formale all’osservazione di come una struttura possa riflettere e assumere vari aspetti del paesaggio, dell’identità regionale, della topografia e dei riferimenti culturali…. Le pareti come passaggi potrebbero sembrare una sfida ai piani e, in quanto a fisicità e intenzioni, partire da nastri indeterminati di transizione nello spazio per diventare monitor che testimoniano il cambiamento socio-ambientale.(14) I SITE partono da concetti quasi archetipici di architettura, quale ad esempio la casa dal tetto spiovente che ogni bambino vorrebbe disegnare, questi oggetti comuni quasi dei ‘ready made’ offrono l’opportunità di cambiare il significato dell’archetipo con alcuni gesti semplici quali rimuovere una sezione della costruzione. Non appena avvenenuta la rimozione, l’invasione del contesto esterno tramuta la casa in fulcro di un processo di informazione ambientale. La casa in questo modo diventa una zona di filtro e non si capisce più dove inizi l’architettura e finisca il paesaggio.Un progetto particolarmente interessante dei SITE è l’Aquatorium a Chattanooga, nel Tennessee, del 1993. “Questo progetto esprime l’essenza dell’idea di ‘Passaggi’. Il lotto circolare, posto sul lato di una collinba, viene utilizzato come parte dell’immagine e della funzione dell’architettura, e le pareti laterali che danno forma all’edificio sono totalmente predisposte per far vivere l’interno e l’esterno come esperienze simultanee. Queste pareti fanno da supporto all’esposizione sull’acqua e la civiltà, che è intesa come parte integrante della loro struttura. Le partizioni laterali, sono di fatto, progettate come membrane informative che a un tempo spiegano il valore dell’acqua nello sviluppo dell’umanità nei secoli e servono come zone filtro per collegare l’Aquatorium alla comunità.”

f) Rem Koolhaas fonda le sue nuove teorie sulla grande scala nei suoi scritti sulla ‘Generic City’ (15). Egli afferma: la grande dimensione non è né urbanistica, né architettura. Tuttavia, è almeno in parte, entrambe. E proprio per questa sua specifica bifrontalità sembra promettere nuove dimensioni di ricerca. (16) Egli ne elenca cinque:

  • l’autonomia non frammentata delle parti
  • la sovrapposizione dei livelli
  • la rottura del rapporto interno-esterno
  • il predominio della dimensione quantitativa indipendentemente dalla sua qualità
  • l’estraneazione de tessuto

Di notevole interesse per il nostro tema è il progetto di Koolhaas per Berlino, situato sotto l’ex-Muro in particolare vicino a Checkpoint Charlie, situato sulla Friedrichstrasse, dove un tempo erano previsti anche i progetti modernisti di Erich Mendelsohn, Ludwig Hilberseimer e Mies van der Rohe, è composto da quattro blocchi della maglia del XVIII° secolo dove si trovano le rimanenti strutture prebelliche generate dalla griglia, e strutture postbelliche che tentano di dissolverla. Koolhaas afferma che la recente riscoperta della strada quale elemento fulcro dell’urbanesimo, spingerebbe a voler distruggere gli ‘errori’ degli anni ’50 e ’60, e a ricostruire lungo strada, ridonando in questo modo una coscienza storica all’intervento. Tuttavia indica quanto sia utile resistere ad una simile tentazione, evitando di aggiungersi ad una sequenza generazionale di rivoluzione e reazione, che egli cita come antistorica, in quanto “condanna il ‘discorso architettonico’ a divenire un incomprensibile catena di frasi sconnesse”.

Pertanto il progetto per Kochstrasse-Fiedrichstrasse sovrappone alla planimetria stradale, una griglia concettuale, che si relaziona agli edifici esistenti, (anche se non conformi alla maglia) creando degli ancoraggi per i nuovi interventi. I blocchi 4 e 5 sono composti da case a patio, che si rifanno alle ri-interpretazioni degli anni ’20 di Mies, Hilberseimer e Hugo Häring, che sono convincenti, (secondo lo stesso Koolhaas) perché:


creano una intimità contenuta e una serenità indipendente dall’intorno; creano un contesto mentre si dissociano da esso;
sono una risposta alla diminuzione della popolazione berlinese: mantengono un’intensità architettonica e urbanistica con pochi mezzi e pochi abitanti;
impiega l’immaginazione nell’infinito riassemblaggio di pochi elementi.

I due blocchi abitativi, formati da 56 unità di piccolo formato +18 unità grandi = 74 unità, impostate sulla stessa maglia ma ognuna diversa dalle altre 73, anche se le piante sono generate dalla combinazione ripetuta degli stessi elementi base: cucina, bagno, camino, balaustra e finestratura. “La densità bassa e la modesta altezza dello schema anticipano la futura riunificazione delle due metà della città: allora, la zona del muro diventerebbe un parco lineare che circonda Berlino Ovest.

 

 

Massimo Rodighiero, Jesse Nickerson

 

 

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Note:

  1. G. Stein
  2. L. Spagnoli, “Il New Urbanism Americano tra Utopia e mercato” a cura di G.B. Menzani, Politecnico di Milano a.a. 1996/97, Laboratorio di Progettazione dell’Architettura II
  3. M. Zardini, G. Baldisseri, L. Marchetto, M. Zancan, “Paesaggi ibridi. Un viaggio nella città contemporanea”, Skira Editore, Milano 1996
  4. S. Chermayeff, C. Alexander, “Comuunity and Privacy: Toward and New Architecture of Humanism”, Penguin Books, 1961
  5. L. Spagnoli, “Il New Urbanism Americano tra Utopia e mercato” a cura di G.B. Menzani, Politecnico di Milano a.a. 1996/97, Laboratorio di Progettazione dell’Architettura II
  6. Ibidem
  7. Ibidem
  8. Ibidem
  9. S. Chermayeff, C. Alexander, “Comuunity and Privacy: Toward and New Architecture of Humanism”, Penguin Books, 1961
  10. Gabetti e Isola, “Complesso residenziale Villa S. Anna, Isola d’Elba” in Domus 749 (5/1993)
  11. Ibidem
  12. J. Wines, “Passages – A changing dialogue” in L’Arca 96 (9/1995)
  13. Ibidem
  14. Ibidem
  15. R. Koolhaas, “S M L XL” Monacelli Press, N.Y. 1996
  16. Ibidem