Lo spazio della soglia, la soglia come spazio

S
pazio. Uomo.

Sono presenze affini. Il corpo, il nostro corpo, non è nello spazio, lo abita, è fatto della sua stessa sostanza, ne è parte integrante. C’è perciò una continuità di segno e di rapporto, un rapporto tra due elementi analoghi che determina un continuo linguaggio non verbale nel quale siamo immersi come elementi del vivente (1). Da qui viene che il linguaggio stesso diventa spazializzato e poiché la realtà è rappresentata dal linguaggio, la realtà tende ad essere spazializzata (2). L’esperienza che ne viene rivela una spazialità primordiale, diventa la ramificazione del corpo, delle funzioni e dell’apprendimento. Perché una volta incardinato lo spazio del proprio abitare ci si può protrarre. Esso non è vuoto, non è fermo, non è uniforme; é pieno di presenze, di forze, di direzioni, di campi e di domini diversi tali da percepirne le differen-ze di densità, il passaggio da un campo di forze all’altro.

Di questi campi e domini se ne percepiscono la soglia: qualcosa di attraversabile, come filtro, come transito visibile o invisibile, comunque soluzioni di continuità spaziale che permettono alle differenti densità di esprimersi e confrontarsi (3). La soglia quindi è un luogo dove due entità nello spazio si attestano, si attendono, si riflettono, si difendono per ribadire le differenze, che questa anticipi un’apertura, una chiusura o un’inversione dei mutamenti stessi (4). La soglia, lo spazio che si trova tra le cose, quello che mette in contatto separando, o forse separando mette in contatto persone, cose, culture, identità, spazi tra loro differenti (5). Lo spazio della soglia quindi, ma anche la soglia come spazio che mantiene dentro di sé due o più idee, l’una che non eslude necessariamente le altre (6).

Riflettere sulla soglia perciò vuol dire avere una visione allargata, in grado di comprendere aspetti diversi della realtà come parte di una complessità.Infatti il sapere contemporaneo si connota come un sapere nell’orizzonte logico scientifico, si rappresenta secondo modalità di tipo polarizzate (vero – falso), agisce secondo procedure logico-deduttive (teorie, modelli, pradigmi), si aduna attorno alla razionalità come significante (7).

Questo è un sapere che non abita la soglia, che non ama sostare tra gli opposti, che sceglie la via della for-malizzazione per giungere a svelare il senso attraverso la sicurezza del segno. Ci sono altre possibilità di frequentare le strade del sapere, possibilità che alludono a procedure analogico-simboliche, in cui rito, simbolo, metafora vengono chiamati a provocare il senso degli eventi e comprenderne la natura (8). La metafora stessa è una soglia, una fessura in cui si incontrano universi differenti e la sua funzione consiste nel rendere compatibili questi due ambiti, nel trovare una relazione di senso (9).

In questi termini va considerata la prima soglia della storia e il suo seguito. E’ fortemente legata alla terra, al terreno, al primo luogo abitabile ed ha assunto un valore simile a quello di limite, confine, che già porta con sé il significato di soglia: la linea (10). La vita è una linea, il pensiero è una linea. Tutto volendo è una linea, perché dalla linea scaturisce un’estensione e dalla estensione scaturisce un corpo. E questo è un gioco infinito e semplice (11).

Delimitare, togliere spazio, disegnare un confine significa dunque ottenere qualcosa: uno spazio proprio, un’autonomia visibile anche dall’ester-no cioè il riconoscimento di una diversità (12). E’ un segno il cui carattere fondamentale è quello di segnalare il luogo di una differenza (reale o presunta che sia); una traccia lasciata sul terreno che per la prima volta toglie lo spazio dal nulla, o dall’infinito e gli attribuisce una dimensione suggellandolo al rapporto tra cielo e terra. Una linea nel suo senso primordiale che, rendendo allo stesso tempo lo spazio vivibile e inconfondibile, permette a colui che la descrive di stabilirvi un diritto. In definitiva e’ una delle prime forme di appropriazione o insediamento nello spazio da parte di popolazioni nomadi.

 

 

Francesco Rodighiero

 

 

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Note:

  1. cfr La Cecla, “Mentelocale”, Milano, 1991, pag. 15 ss.
  2. Il nostro intelletto é idoneo ad avere a che fare, in primo luogo, con lo spazio e si muove con estrema facilità in esso., e ancora,Dai marciapiedi, alle strade dell’appartamento, al paesaggio urbano in generale abbiamo a che fare con uno spazio rigido, predeterminato, con una serie di griglie, di incasellamenti e di canali dentro cui, bene o male, si svolge la nostra vita.. Si veda La Cecla, “Mentelocale”, Milano, 1991, pag. 16
  3. E’ composto da linee di diversa natura. E queste li-nee non eacchiudono o circondano dei sistemi di cui ciascuno sarebbe omogeneo per proprio conto, ma seguono delle di-rezioni, tracciano dei processi sempre in squilibrio, e talvolta si avvicinano, talvolta si allontanano le une dalle altre.. Si veda Deleuze, “Divenire molteplice”, Verona, 1999, pag. 67
  4. E’ composto da linee di diversa natura. E queste li-nee non eacchiudono o circondano dei sistemi di cui ciascuno sarebbe omogeneo per proprio conto, ma seguono delle di-rezioni, tracciano dei processi sempre in squilibrio, e talvolta si avvicinano, talvolta si allontanano le une dalle altre.. Si veda Deleuze, “Divenire molteplice”, Verona, 1999, pag. 67
  5. cfr. Galbiati, “La soglia”, Torino, 1989, pag. 9 ss.
  6. ibid.
  7. cfr. Virilio, “L’orizzonte negativo”, Milano, 1993, pag 6. ss.
  8. cfr. Fare’, op. loc. cit., pag 47. ss.
  9. cfr. Galbiati, op. loc. cit. pag 12
  10. ….descrivono il il confine come un segno, una traccia lasciata nel terreno; il confine é il solco che il vomere, trascinato dall’aratro, traccia nell terra. Questa traccia, chiusa su se stessa o ripetuta in sensi diversi, delimita per la prima volta uno spazio, lo toglie dal nulla, dall’infinito, gli attribuisce una dimensione.. Si veda Zanini, Milano, 1997, pag. 6
  11. cfr. Brusatin, “Storia della linea”, Torino, 1997, pag. 5
  12. cfr. Zanini, op. loc. cit. pag. 5