La casa a patio oggi

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a casa a patio può dunque essere vista come un modello tipologico adatto per le aree metropolitane, in quanto permette l’uso di un’edilizia ad alta densità, crea un’integrazione tra spazi pubblici e ambiti privati ed è una struttura flessibile in cui si alternano spazi aperti a spazi chiusi.

 

Origini storiche

I primi esempi di case a patio si trovano nella civiltà egizia. Qui gli ambienti si aprivano su spazi aperti interni; l’abitazione però aveva un carattere individuale e le varie parti della costruzione si sviluppavano su di un asse che era il centro generatore di tutto il complesso; il sistema costruttivo era, di solito, ad un piano con terrazza sovrastante.Nella civiltà greca la casa a patio conserva queste caratteristiche concettuali. Tuttavia, il concetto di vita pubblica, ad essa così caro, influenza la casa e introduce i primi piani regolatori della città. Questi piani sono i primi a formulare il concetto di isolato urbano. Le case a patio si vanno ad inserire su una maglia ortogonale. All’interno della casa si formano due centri, uno legato alla vita intima e l’altro a quella rappresentativa.L’abitazione della Roma Repubblicana adatta dalla casa etrusca l’atrio, ma poi si trasforma in Domus Imperiale, aggiungendo a questo nucleo iniziale una seconda parte di origine ellenica, e cioé il peristilio, che rimane destinato come parte intima, mentre l’atrio è adibito ai contatti pubblici. E’ in questo tipo di casa che appaiono per la prima volta e in modo sistematico i negozi, incorporati lungo i lati fiancheggianti la strada. Coll’avvento del critianesimo l’abitazione subisce una sostanziale trasformazione. Se la civiltà egizia, romana e greca aprivano l’bitazione sull’interno era in dipendenza di una concezione della vita che prevedeva per la vita domestica un totale distacco dalla vita pubblica. Il Cristianesimo, con l’emacipazione della donna e degli schiavi invece favorì l’opposto, ossia l’apertura su strada. Si costituì quella struttura di case con inglobati i negozi tipica dei borghi medioevali e che poi perdurò fino al moderno. (1)In tempi più vicini, nell’ambito del Movimento Moderno, la casa a patio fu ri-interpretata e riproposta in chiave Mies van der Rohe e Franco Marescotti.Nelle case a patio degli anni ’20 -’30 il patio non è più uno spazio centrale all’abitazione, bensì viene visto come una sorta di giardino di ambito privato accostato al nucleo della casa e protetto da un muro esterno. Già dai primi C.I.A.M., e in particolare quello di Bruxelles del 1930 viene posta con chiarezza la necessità di individuare il modello ideale per i quartieri moderni, che stabilisca le altezze più razionali per i l’organizzazione urbanistica di abitazioni popolari. (2)

Saranno poi Mies e Marescotti a studiare l’antica tipologia a patio. Con la casa a a patio, Mies supera la tradizionale contraddizione tra edilizia multipiano e edilizia unifamiliare bassa: nella casa a patio le due tipologie diventano compatibili, se non equivalenti, in quanto risponde ad un unico tema: quello della relazione tra spazio abitato e natura. La finalità dell’architettura diventa quella di ‘catturare’ lo sapzio esterno. Mies procede dall’interno, assumendo lo spazio urbano come dato e lavora sulla tipologia. Nei progetto di Isolati di case a patio, del 1938separazione e interruzione diventano i termini antitetici che fissano le coordinate del progetto; le lastre di vetro sono l’effimero limite tra natura ed abitazione come i muri in mattoni dei patii ed i solai delle torri ne stabiliscono in maniera inequivocabile l’indipendenza. (3) Per Marescotti, al contrario, la casa e la strada sono gli elementi fondamentali dell’impianto urbano, anche se funzionalmente indipendenti l’una dall’altra. E’ qui che formula l’idea di stabilire una “misura unica” per la residenza. La casa a patio diventa l’elemento che struttura l’impianto urbano, è la “misura” del nuovo quartiere. Nasce così il progetto della ‘Città Orizzontale’ dove un tracciato regolatore, una maglia ripetitiva che però non preclude, anzi promuove la flessibilità, in cui si inseriscono le case a patio, si contrappone bruscamente con il tessuto articolato della città preesistente.

 

La casa a patio oggi

Per decenni non si è più parlato di casa a patio ma essa torna ora ad essere un modello valido e proponibile nelle aree periferiche per i seguenti motivi:

  1. è un tessuto che permette una notevole integrazione tra dominio pubblico e privato, in essa si può attuare il sogno della privacy e contemporaneamente vivere accanto ad altre persone, in una dimensione più urbana
  2. è una tipologia che si accosta in modo indolore in zone marginali ai centri storici, tra costruito e campagna
  3. in essa l’alternarsi di spazi aperti e chiusi permette una notevole flessibilità e quindi è possibile inserire in essa funzioni di altro tipo, quali servizi comuni o funzioni commerciali e uffici o laboratori… Il fatto di essere una tipologia ad alta densità rende l’insieme delle singole unità simili a degli ‘appartamenti’ su terra.
  4. la flessibiità può permettere di pensare a una maglia continua di pilastri o setti portanti che vengono a formare un insieme di volumi, virtualmente infiniti, in cui si alternano ai pieni i vuoti e dove ognuno può costruirsi il suo ambiente.

 

 

Massimo Rodighiero e Jesse Nickerson

 

 

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Note:

  1. Diotallievi e Marescotti, “Ordine e Destino della Casa Popolare: Risultati e Anticipi” Ed. Domus Milano
  2. F. Viola “La casa unifamiliare come alternativa alla dispersione urbana” in Costruire in Laterizio 270, 46/95
  3. Ibidem