Italmark Villanuova sul Clisi

Italmark Villanuova sul Clisi

Una storia bresciana
lunga un secolo

Ing. Giovanni Rodighiero
Ph. Antonio De Luca

Progetto di riuso dell’ex Cotonificio Bresciano Ottolini di Villanuova sul Clisi convertito in Centro Polifunzionale amministrativo e commerciale da parte del gruppo Italmark di Brescia. Il progetto di 40,000 mq restaura interpretativamente l’esistente complesso di fabbriche, tramutando l’ex-area industriale in un fulcro di attività e di scambio sociale in diretto dialogo con l’adiacente centro storico.

Lo “stabilimento”

Nel 1883, lungo la strada che collega Brescia con Salò, sorge a Villanuova sul Clisi in provincia di Brescia, il Cotonificio Bresciano Ottolini.

“Riceve la forza del Chiese – racconta la stampa dell’epoca – con bel canale che comincia sopra Tormini a tre chilometri di distanza; è animato da perfettissime fabbriche inglesi e svizzere; è illuminato da luce elettrica con due dinamo di sistema Schwan, lavora giorno e notte e dà guadagno a circa 400 operai”. L’arrivo del cotonificio è, quindi, dettato dalla possibilità di sfruttare il corso del fiume per la produzione di energia elettrica, in una valle da questo punto di vista ancora vergine.

La costruzione del cotonificio segna profondamente lo sviluppo del piccolo centro di Villanuova: oltre alla centrale idroelettrica, ad esso si devono la costruzione di importanti strutture di servizio quali asili, case, cinema, associazioni sportive. L’opificio si distingue per l’accuratezza dei particolari architettonici, con i caratteristici sheds spioventi, i timpani triangolari ed i rinforzi di mattoni alle finestre e lungo gli stipiti.

La fabbrica, che giunge a svilupparsi su una superficie di circa 59.000 mq, coprendone circa 27.500 con edifici di diverse tipologie, diventa nel corso del tempo, punto di riferimento per generazioni di cittadini della zona, dando lavoro sino a 2000 persone contemporaneamente e coinvolgendo persino le tradizioni e le abitudini locali.

Per Santa Lucia, ad esempio, negli anni ‘30 il cotonificio che tutti hanno sempre chiamato con il semplice nome di “stabilimento”, distribuiva ai bambini dell’asilo sacchetti di dolciumi. La tradizione di recare doni ai bambini in questo giorno è tutt’ora viva in paese. Quando all’inizio degli anni ‘90 la proprietà decide di cessare l’attività, centinaia di persone perdono il posto di lavoro e prontamente il Comune si attiva per avviare il recupero dell’area industriale.

La riconversione

Varianti al Piano Regolatore Generale, Piani di Recupero, Piani Attuativi e di Lottizzazione, Concessioni Edilizie, si susseguono fino al 1996, anno in cui iniziano i lavori che portano alla riconversione dell’intero comparto da industriale ad un mix di funzioni artigianali, commerciali, direzionali e di servizio, anche pubbliche. Nasce in questi anni una stretta collaborazione tra l’Amministrazione comunale e i nuovi proprietari dell’area, in primis il gruppo Italmark di Brescia che si fa carico del progetto urbanistico e architettonico di riconversione a firma dello ‘studio Rodighiero associati’  in collaborazione con lo ‘studio Avanzi’ di Gavardo.

Si afferma quindi l’intenzione di intraprendere un intervento di riuso, che non cancelli la memoria e la testimonianza di una ‘cattedrale del lavoro’, ma che ne salvaguardi le peculiarità architettoniche e materiche e in grado, al contempo, di creare nuovi ambiti di socializzazione e di scambio, legando il tessuto dei percorsi interni ed esterni all’adiacente centro storico.

Il progetto

A livello urbanistico quindi, opportune demolizioni rendono accessibile l’intera area pedonalmente e creano piazzali per i parcheggi che proseguono nei magazzini sotterranei dell’ex opificio; viene ristrutturato un ponte carrabile di collegamento con l’area posta a Nord del canale di scolo; viene sistemata una passerrella pedonale sospesa lungo la stessa sponda; viene infine realizzata una rotonda stradale per smistare il traffico veicolare in accesso e in uscita all’intero comparto. A livello architettonico, ma ancora urbanistico, i corpi edilizi esistenti vengono scavati alla base per creare portici e gallerie che sfociano nel volume tronco conico in vetro posto ad unione dei due fabbricati principali.

Il cono, vera e propria ‘colata di vetro’, memoria astratta delle circostanti montagne, si identifica come il nodo centrale di distibuzione dei percorsi e, simbolicamente, segno della rinascita del C.B.O. Al suo interno spazi architettonicamente articolati raccolgono tutti i percorsi orizzontali e verticali (scale mobili, ascensori) unendo funzionalmente le nuove destinazioni progettate e collegando agevolmente le zone di parcheggio, coperte e scoperte. Il cono funge inoltre da camino d’aria in un calcolato sistema di ventilazione naturale delle parti comuni a galleria. A livello linguistico infine, si assiste contemporaneamente al restauro dei dettagli decorativi, alla riproposizione degli originali timbri cromatici, al mantenimento delle strutture portanti in ghisa e calcestruzzo e all’introduzione decisa, ma leggera di elementi funzionali e architettonici dichiaratamente moderni (il cono, la galleria vetrata, le pensiline, gli ascensori, le scale mobili e le uscite di sicurezza).

Il criterio regolatore dell’uso dei materiali prevede, per l’attacco a terra delle nuove parti costruite, la pietra locale e, per le parti emergenti, il vetro e l’acciaio. Così le pavimentazioni del parcheggio esterno sono scandite da cordoli e percorsi pedonali in marmo Serizzo e Botticino, mentre all’interno la distesa pressoché uniforme di Serizzo viene interrotta dall’uso architettonico del marmo rosso di Persia, che unitamente al disegno della controsoffittatura e della piazza rialzata, segna la prosecuzione in pianta del cono in vetro. L’uso delle pietre e dei marmi nelle pavimentazioni e nei rivestimenti accentuano il carattere artigianale dell’intervento, che, pur adottando tecnologie ed espedienti avanzati, spesso anche negli elementi tecnologico-funzionali, è stato realizzato su misura.

Il contrapporsi di elementi antichi e moderni, ben riconoscibili in pianta, così come nei volumi e nei dettagli costruttivi, crea una distanza storica che segna la rinnovata funzionalità del C.B.O., inaugurato per la seconda volta nel Natale del 2002.