Punti di vista

thumbnailQuando è nata la tua passione per l’architettura?

Quando ho capito che anche i muri parlano e che con i volumi e gli spazi si possono pertanto raccontare delle storie come nella coreografia o nel cinema, che mi appassiona fin da ragazzo. Le tecnologie e le qualità espressive dei materiali da costruzione costituiscono infatti il vero linguaggio dell’Architettura. Inoltre il cantiere, in cui ho girovagato fin da piccolo accompagnato da mio padre, è stato per me una palestra di vita oltre che un luogo dove apprendere le qualità nascoste dei materiali e delle tecniche.

 

Da dove trai ispirazione quando progetti?

Essenzialmente dalle esigenze del cliente, dalle sue ritualità e dalle caratteristiche del luogo. A questo incontro di unicità, aggiungo una storia, a volte anche bizzarra o puramente estetica, che prova a restituire un significato al tutto. E’ così che gli spazi e i volumi si caricano di significati e aspetti simbolici, che regolano le relazioni tra i luoghi e restituiscono una certa dinamicità, vibrazione come in un fermo-immagine, che credo sia una caratteristica di molti miei progetti e che li rende in grado di superare le mode e le tendenze del momento.

 

Il tuo approccio progettuale è più “ingegneristico” o “artistico”? 

Così come la scienza sta superando le barriere tra corpo e mente e così come non ha senso economico progettare architetture-spettacolo senza immaginare i materiali e le tecniche con cui sono costruite, penso sia importante, oggi, recuperare quel senso artigianale del costruire, che, come nel medioevo, ne fa un aspetto anche spirituale oltre che sociale, in quanto comunque sempre espressione di un potere e di un comune sentire.

Cosa hai sempre sognato di progettare? Perchè?

Uno spazio Sacro, ovvero un luogo ‘altro’ in grado di accogliere le anime e stimolare la comunione con gli altri e il divino. Caratteristiche, che, a ben vedere forse dovrebbero avere tutte le architetture…

 

Cosa ne pensi dell’architettura sostenibile?

Da architetto sogno edifici auto-sufficienti, talmente ben costruiti e performanti da non necessitare di tecnologie costose e complicate per risultare energeticamente efficienti. Per questo motivo sono attratto dai nuovi materiali da costruzione e dalle tecnologie ‘soft’, tanto quanto dall’insegnamento degli antichi costruttori e delle tradizioni locali. Penso che l’edilizia stia mutando profondamente e che tra meno di 10 anni le costruzioni saranno decisamente più intelligenti delle attuali e non solo per l’utilizzo di impianti domotici.

 

Come spieghi il boom dell’interior design?

E’ una disciplina, che si sta imponendo anche per l’abbondanza di immobili presenti sul mercato e le difficoltà che si hanno, specialmente in Italia, nell’affrontare nuove costruzioni.

Dell’architettura d’interni mi affascina, in particolare, la possibilità di entrare nel dettaglio e renderlo significante per lo stile di vita e il gusto del cliente che cerco comunque di rapportare con la cultura del progetto oltre che con le mie personali convinzioni.

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